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La Storia

Pur se le manifestazioni di solidarietà ed aiuto reciproco fra persone aventi interessi e necessità comuni costituiscono un dato costante della organizzazione umana, la storia della cooperazione comincia ufficialmente il 23 ottobre del 1844, quando 28 tessitori di Rochdale, nel costituire il primo "spaccio cooperativo" di generi alimentari, fissarono in uno statuto una serie di principi la maggior parte dei quali costituisce, ancora oggi, il nucleo originario della cooperazione.

Tutti, uomini e donne, erano liberi di entrare ed uscire dalla società; ciascuno partecipava più o meno in egual misura alla responsabilità di finanziare le attività; le vendite si effettuavano a prezzo corrente e in contanti; ogni membro aveva diritto soltanto ad un voto nelle riunioni in cui si discuteva sull'andamento e sulla gestione della società; ciascun socio si impegnava a non provocare il sorgere di controversie politiche e religiose; infine tutto l'utile veniva distribuito ai soci per utilità di servizio e non sulla base del capitale investito cioè in proporzione al volume degli acquisti effettuati dai soci verso la società (principio del ristorno).

Fu soprattutto questo ultimo principio, che segna la prevalenza del fattore umano sul fattore capitale, ad attribuire alla impresa cooperativa una fisionomia specifica rispetto alla impresa capitalistica, determinandone il successo e la stabilità: il fatto che il guadagno conseguito dalla società venisse ripartito fra i soci consumatori in proporzione ai servizi o beni ottenuti dalla cooperativa.

Quella formula ebbe una immediata diffusione oltre il Regno Unito ed oltre il settore del consumo: specie fra lavoratori cui insegnò che l'assistenza mutua, che li riuniva in società, costituiva un mezzo per migliorare le proprie condizioni di vita materiali e morali.

In Italia le prime cooperative muovono dalla precedente esperienza delle società operaie di mutuo soccorso con un certo ritardo dovuto sia al ritardo nel processo di unificazione nazionale, sia al conseguente ritardo con cui fu avviata la trasformazione dell'assetto economico.

Queste prime esperienze, pur concentrate in aree estremamente circoscritte, si affermarono successivamente quando, liberatesi progressivamente dai vincoli paternalistici discendenti dagli antichi legami con le società operaie, si collegarono alle nuove esigenze della condizione operaia promuovendo in essa la presa di coscienza civica, e non di classe, che l'associazione libera e volontaria fondata sulla corrispondenza dei doveri e diritti e sulla riunificazione del capitale e del lavoro nelle stesse mani sarebbe stato il fine che avrebbe reso i lavoratori emancipati e protagonisti del nuovo ordine sociale.

La pratica delle cooperative si propagò in tutti i settori (agricoltura, credito, abitazione ecc.) non senza difficoltà dovute anche alle preoccupazioni, nutrite dalle classi dirigenti, che la loro attività non fosse limitata a finalità di miglioramento economico dei soci ma al perseguimento di un loro riscatto sociale che avrebbe potuto turbare l'ordine costituito: ciò spiega perchè quella pratica si colorò di differenti concezioni politiche.

Solo con l'età giolittiana maturò un diverso atteggiamento nei confronti del fenomeno grazie anche all'opera di Luigi Luzzatti, Ministro nei Governi Giolitti, testimoniato dai provvedimenti legislativi concernenti la cooperazione e dalla ulteriore sua crescita nei settori della assicurazione, della pesca, dei trasporti, dell'industria, tuttavia con una presenza e diffusione diversificata sul territorio a causa anche della mancanza di unità ideologica nel movimento cooperativo.

Dopo la parentesi fascista che segnò un periodo fosco anche per la cooperazione, con il ritorno alla democrazia la cooperazione venne riconosciuta, dall'art. 45 della Costituzione, come uno strumento capace di corrispondere alle aspirazioni di progresso civile ed economico e di accrescimento dei diritti di partecipazione politica: di qui il compito assegnato dalla stessa costituzione al legislatore di favorirne la diffusione e di salvaguardarne il carattere e le specificità.
Ritornando alla storia del movimento cooperativo è bene ricordare che l’A.G.C.I. si richiama ai principi di mutualità contenuti nell’Atto di Fratellanza per le società operaie formulato a Napoli nel 1861 e trasformato in patto di fratellanza nel 1871 a Roma per iniziativa dell’estensore Giuseppe Mazzini. Principi che integrano e sviluppano il testo dei Probi Pionieri di Rochdale. Già le prime cooperative sorgevano in Toscana nel 1849 – cooperativa di costruzione – e in Piemonte a Torino nel 1854 nasce la prima cooperativa di consumo - fondata per iniziativa della Società operaia locale poi, nel 1869 con fini prevalentemente sociali la Cooperativa San Pier D’Arena.

Nel 1886 sorgeva la Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Gli artefici di questa fondazione furono Luigi De Andreis, Napoleone Colaianni e Antonio Fratti (repubblicani), Costantino Lazzari, Leonida Bissolati, Andrea Costa (socialisti), Angelo Luzzati, Angelo Buffoni (liberali) e l’abate Luigi Anelli.
Il primo congresso della Lega Nazionale Cooperative e Mutue fu presieduto da Aurelio Saffi. In quella sede fu rafforzato il concetto di cooperativa come azionariato diffuso dei lavoratori. Nel secondo dopo guerra le vicende internazionali cominciano a condizionare l’agire politico e sociale in modo dirompente, a tal punto che l’unità del movimento cooperativo si interrompere ed il 29 ottobre del 1952 nasce la della nostra Associazione che ottiene il riconoscimento giuridico il 14 dicembre del 1961.
Nella rivista “Libera Cooperazione” si ricorda che la prima Assemblea Nazionale di A.G.C.I. si tenne a Ancona, il 28 – 29 aprile del 1962, presso l’Aula Magna dell’Università, nello storico Palazzo degli Anziani. In quell’occasione, assieme ai numerosi cooperatori, era presente anche il fondatore della nostra associazione e nostro conterraneo Avv. Armando Rossini.
Rimane nei nostri ricordi e nella storia dell’AGCI l’impegno e la dedizione di questa incredibile figura che a più riprese ricordava ai suoi amici cooperatori: ”cooperazione forza essenziale dell’economia, libera da conformismi, è palestra di partecipazione, elemento di libertà economica e morale dei cittadini”.

L’A.G.C.I. marchigiana fu tra le prime strutture territoriali dell’A.G.C.I. e conserva nella sua sede la memoria storica di questi passaggi. In primis la raccolta della rivista “Libera Cooperazione” testata di prestigio dell’A.G.C.I. che in questi anni, grazie all’impegno della Presidenza Nazionale, ha visto lo sviluppo di una nuova veste grafica. Nel numero 1 del 2004 viene ricordata la cooperativa Centro Cooperativo Mazziniano “Pensiero e Azione” di Senigallia, realizzazione dovuta alla passione civile e all’apostolato sociale dell’On. Giuseppe Chiostergi combattente garibaldino delle Argonne (Francia) e vice presidente dell’Assemblea Costituente che ha varato nel 1948 la Costituzione della Repubblica Italiana.
Giorgio Sebastianelli, come primo Presidente dell’AGCI provinciale fu sempre pronto con abnegazione a dedicarsi a qualsiasi compito che le esigenze richiedevano pur di vedere realizzati quei traguardi che costituivano il Suo ideale, quello di una cooperazione laica, autonoma e dinamica.
L’allora Federazione Regionale Marchigiana si costituì il 1° aprile 1976 come momento di raccordo per una politica di respiro interprovinciale.
 
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